Copilot doveva essere la base su cui costruire il futuro di Windows. Adesso Microsoft sta facendo marcia indietro.

Microsoft Copilot

Dopo aver costruito buona parte della strategia per il futuro di Windows sull’integrazione dell’intelligenza artificiale con Copilot, Microsoft si sta rendendo conto che gli utenti vogliono prima di tutto un sistema operativo stabile, efficiente e con una interfaccia gradevole. E, se avanza tempo, perché no, con delle utili funzioni IA.

Le grandi aziende del settore tech, ogni tanto, scommettono su una qualche innovazione che dovrebbe rappresentare la base su cui costruire il proprio futuro. A volte certe decisioni vengono premiate; pensiamo, per restare in casa Microsoft, a quella di puntare sui servizi cloud, allontanando così il baricentro dal personal computer, categoria sul quale l’intera azienda era stata costruita. In quel caso il prodotto principale, Azure, si è rivelato un enorme successo presso il pubblico aziendale, rappresentando ancora oggi una miniera d’oro per Microsoft e un servizio di grande valore per i suoi clienti.

Altre volte invece, quella che sulla carta sembra un’ottima decisione, viene azzoppata da un’implementazione frettolosa e poco curata. È caso questo di Copilot, nome commerciale della tecnologia fondata sull’IA generativa che avrebbe dovuto cambiare il modo in cui le persone usano il computer, rendendolo di fatto una macchina agentica che svolge compiti al posto dell’utente, automatizzando buona parte delle attività ripetitive che chiunque lavori ogni giorno con il computer è costretto a svolgere.

Se andiamo a rivedere le presentazioni di Microsoft degli ultimi anni, possiamo ottenere una chiara percezione della direzione che è stata impressa all’azienda: dal lancio di ChatGPT nel 2022 da parte di OpenAI, a Redmond hanno chiaramente deciso di mettere l’IA generativa alla base di tutto quello che fa l’azienda, rendendola quindi una tecnologia chiave da integrare ovunque possibile.

Proprio in queste ultime parole si concentrano però i problemi: “integrare ovunque possibile”. Da un lato è logico che quando una società investe considerevoli capitali su qualcosa di nuovo, voglia anche cercare di monetizzare il prima possibile quello sforzo. Tuttavia, questa fretta ha portato a voler infilare l’IA ovunque, spesso solo per ragioni di marketing, e senza pensare ai benefici concreti per i clienti.

Lo si è visto chiaramente nel modo in cui Microsoft ha integrato Copilot all’interno di Windows. Ha iniziato nel 2024 con l’annuncio dei PC Copilot+, che nelle intenzioni avrebbero dovuto rappresentare un balzo avanti per i notebook Windows, ma che in realtà non hanno portato nessun vantaggio agli utenti, con l’unica funzione veramente interessante, Recall, che avrebbe dovuto aiutare le persone a tenere traccia delle proprie attività sul PC, finita in una bolla di sapone per la pessima realizzazione e i rischi per la sicurezza legati all’uso di una funzione che avrebbe salvato un enorme archivio locale di screenshot in chiaro. E lo si è visto ancora meglio nei due anni successivi fino ad oggi, con Microsoft che ha cercato di infilare il suo assistente anche nei luoghi più impensabili del sistema operativo, come per esempio il blocco note. Possibile che un’applicazione rimasta uguale per decenni, improvvisamente non possa fare a meno di un bottone di richiamo a Copilot che invita a modificare il tono del testo? Veramente serve una cosa del genere nel blocco note, soprattutto quando con tre clic basta incollare lo stesso testo per farlo rielaborare nell’applicazione Copilot che comunque Microsoft ha installato su Windows?

Insomma, mettere Copilot ovunque all’interno di Windows è una evidente forzatura, che agli utenti proprio non va giù. Anche perché non si tratta solo di una questione filosofica o di design delle interfacce, ma di prestazioni, dal momento che tutte queste funzioni che stanno venendo aggiunte hanno un impatto non da poco sulle risorse di sistema, causando quindi rallentamenti del computer che si potrebbero evitare, e un consumo elevato RAM, che con i prezzi attuali delle memorie non è un aspetto trascurabile: soprattutto in questo periodo integrare Copilot ovunque ha un costo economico per l’utente finale non indifferente. Ma c’è di più: spostando l’attenzione su Copilot, Microsoft ha inevitabilmente trascurato altri aspetti di Windows che avrebbero meritato attenzione, soprattutto per quanto riguarda l’ottimizzazione e la stabilità, ma anche la coerenza dell’interfaccia.

Tutto questo ha fatto arrabbiare non poco gli utenti, anche quelli più storici, che prima di un computer agentico vorrebbero un computer che funzioni bene, che sia stabile, non abbia bug fastidiosi o problemi di sicurezza, che non invii dati all’esterno e che non sia farcito di pubblicità e di bloatware. E se mai restasse tempo, perché no, un computer che automatizza le attività noiose non sarebbe male. Ma prima deve esserci tutto il resto.

Ecco perché Microsoft lo scorso marzo, resasi conto di quanto stava succedendo, ha fatto marcia indietro, promettendo con un comunicato ufficiale di rimettersi seriamente al lavoro per migliorare la qualità di Windows. Una promessa che a Redmond stanno onorando, visto che già a pochi mesi dall’annuncio del cambio di passo stanno arrivando i primi aggiornamenti in tal senso. Questo non significa che Copilot non resti centrale nella strategia di Microsoft, ma che l’implementazione dovrà essere più curata e mirata dove veramente è utile e dove può portare reali benefici agli utenti, tanto che nelle ultime beta di Windows i richiami a Copilot all’interno del sistema stanno iniziando diminuire.

Ma l’aspetto forse più ironico dell’intera faccenda è che Microsoft ha iniziato a fare marcia indietro sull’evoluzione agentica di Windows e a cercare di renderlo un sistema operativo più stabile e affidabile per il timore di perdere quote di mercato a favore dei concorrenti, in particolare Apple, che con il MacBook Neo rischia di portare via una fetta di utenti a Microsoft, soprattutto quelli che hanno già un iPhone in tasca, pur non avendo mai dimostrato di avere una strategia IA di pari livello, e Google, che con i Googlebook rischia di prendersi un’altra bella fetta, soprattutto tra gli utenti Android, e che, silenziosamente, è arrivata davanti a Microsoft nella realizzazione di un computer agentico grazie all’integrazione profonda di Gemini nel sistema.

Questa storia ci insegna che proporsi come pionieri di una nuova tecnologia può avere i suoi vantaggi, ma non bisogna mai scordarsi di eseguire bene i fondamentali.

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