Non è che parliamo di cose gravi

giornalismo tech

Cosa sta succedendo nel settore dei media in ambito tech? Siamo forse precipitati in una spirale di psicosi collettiva che ci fa vedere tutto nero? E come possiamo tornare a trasmettere un messaggio positivo?

Avvertenze: in questo articoletto troverete molte domande e poche risposte. Le critiche mosse sono rivolte in primo luogo allo scrivente. Le opinioni dell’autore non sono assolutamente basate su fatti, solo su percezioni intuitive. Ogni riferimento a cose reali è casuale.

In effetti parliamo solo di tecnologia. Parliamo di informatica, di computer e di cose simili. In teoria parliamo di cose belle, interessanti. In teoria dovremmo portare buonumore; forse anche un po’ di speranza? Ok, non esageriamo.

Però, se qualcuno decide, restando sull’argomento “tech”, di guardare un video di uno youtuber, o di leggere un articolo, lo fa per curiosità, per passione personale. Certo, anche per vedere dove va il mondo, perché la gran parte delle persone non è particolarmente interessata alla tecnica. O magari per intrattenimento, per rilassarsi dopo una giornata impegnativa. Di sicuro non per trovare guerre ideologiche, o per sentirsi dire che il mondo è destinato a fare una brutta fine perché la tal azienda ha sbagliato a progettare il tal prodotto, impedendo all’umanità di beneficiare di un nuovo prodotto rivoluzionario. Addirittura?

Forse c’è qualcuno che si prende troppo sul serio. Non è un brutto lavoro parlare (o scrivere) di questi argomenti. Ma se ci piacciono così tanto queste cose, perché dobbiamo essere così drammatici? Perché dobbiamo far passare la voglia anche agli appassionati? Perché dobbiamo continuare a scrivere a vuoto?

Potremmo metterci a fare cose più divertenti; non so, progetti. Ho capito che il nuovo hardware non sembra più così innovativo, ma da qui a dire che questo rappresenta un problema per l’umanità? Non ci sono cose più gravi e più urgenti di cui varrebbe la pena parlare, che non siano per forza legate alla tecnologia? Dobbiamo metterci anche noi nerd a seminare panico? Non dico che dobbiamo perdere lucidità, ma almeno non vedere il diavolo dove non c’è.

D’accordo, d’accordo: l’innovazione nell’ambito della tecnologia consumer sta rallentando da anni, e non assistiamo più all’arrivo sul mercato di nuovi dispositivi rivoluzionari ogni anno. C’è chi lo giudica un appiattimento, ma si potrebbe anche ritenere maturità. O “commoditization”. Beninteso, l’innovazione resta, solo che è meno radicale e meno visibile, anche perché si è spostata verso il cloud computing e verso il software.

Un po’ di frustrazione da parte di chi è cresciuto a pane e computer (o a pane e smartphone, fate voi) è comprensibile e lecita. Poi, però, se il nuovo Galaxy S26, che cito giusto perché avremo il lancio tra pochi giorni, sarà quasi uguale all’S25, che era quasi uguale all’S24, che era quasi uguale all’S23, beh, non credo che questo possa cambiare lo stato del mondo. Così come non cambierà lo stato del mondo nemmeno l’ennesimo ritardo nel lancio della nuova Siri, reso noto ufficialmente in questi giorni, che sembra aver portato molto malumore nelle community tech. Ora, va bene muovere le giuste critiche, ma farsi rovinare le giornate e starci male no, questo no, perbacco!

Ci siamo dimenticati chi siamo e da dove veniamo? Abbiamo preso gusto a far polemica? Ci siamo abituati alle rivoluzioni, al cambiamento permanente, e adesso che le cose rallentano ci troviamo spaesati? Cosa sta succedendo?

Forse dobbiamo smettere tutti, spegnere i telefoni, buttare le tastiere, e ritirarci su un’isola sperduta a guardare il mare. Forse questo risolverebbe i nostri problemi. Perché poi ne abbiamo di problemi?

Ok, i prodotti che peggiorano invece di migliorare sono un problema, almeno per gli utenti. I soldi che le persone spendono per acquistarli sono reali, mica sono creati dall’AI generativa. Ma queste sono le leggi del mercato: quando le aziende vedranno che questo metodo non funziona più, dovranno riprendere a migliorare i prodotti, per rimanere competitive; dov’è la novità, esattamente? Negli anni ’90 i computer erano generalmente prodotti mal progettati, sia a livello hardware che software. Ho capito che è controintuitivo, ma ormai dovremmo aver capito come funziona questa industria: dovrebbe innovare, invece cerca di riproporre sempre la stessa minestra cambiando il meno possibile. Se era così allora, quando il computer rappresentava una rivoluzione, è difficile pensare che oggi possa andare meglio: questo non ha impedito però alla tecnologia consumer di fare un salto quantico negli ultimi tre decenni, e non vedo come potrebbe impedirlo guardando al futuro.

Allora, forse siamo solo caduti in una spirale di psicosi collettiva, come ne capitano di frequente nella società. Se sia colpa più delle aziende o dei media di settore, importa poco. Quello che conta è riaccendere la magia e la passione per la tecnologia nelle persone, perché solo così potremo tornare a sognare. E nel fare questo, sarà fondamentale il ruolo di tutti quelli che, in grande o in piccolo, fanno divulgazione e trasmettono la passione per l’informatica e per la tecnologia.