Exynos 2600 sarà una bomba, e allora?

Samsung Exynos 2600, destinato a Galaxy S26

Il 19 dicembre 2025 Samsung ha presentato l’Exynos 2600, il suo SoC top di gamma destinato agli imminenti Galaxy S26 e S26+. Costruito da Samsung Semiconductor su nodo a 2 nm con transistor Gate-All-Around, promette un salto prestazionale notevole, ma se il software resta indietro, verrà sfruttata bene tutta questa potenza?

Da quando il 19 dicembre Samsung ha annunciato l’arrivo del suo nuovo SoC top di gamma per smartphone, l’Exynos 2600, che quasi certamente vedremo sulla famiglia Galaxy S26, il web si è riempito di contenuti che parlano dell’imponente salto prestazionale di quello che, ricordiamo, sarà il primo chip al mondo, tra quelli commerciali, ad essere costruito su nodo a 2 nm con transistor Gate-All-Around. Nodo che, peraltro, esce dalle fonderie Samsung, segnando un punto di svolta per la casa coreana, dopo che negli ultimi tempi aveva avuto qualche difficoltà a tenere il passo con la concorrenza sia in termini di fonderie che di design dei chip, costringendola a utilizzare i SoC della concorrente Qualcomm sulla maggior parte dei suoi prodotti di alta gamma.

Posto che come sempre le indiscrezioni andranno verificate, sembra ormai certo che il nuovo Exynos abbia i muscoli per eguagliare, se non superare, il concorrente più fiero, cioè lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, che troverà invece posto sul Galaxy S26 Ultra. Un chip, lo Snapdragon, che a sua volta offre prestazioni che oserei definire incredibili per uno smartphone, superiori del resto a buona parte dei notebook in commercio.

Ma verrà usata bene tutta questa potenza? Già, perché come ho scritto mille volte su queste pagine, in questi tempi non è l’hardware il limite, ma il software. Chiaro, se la potenza cresce è sempre un bene, però mi piacerebbe vederla sprigionata in tutto il suo splendore. In altri termini: abbiamo i muscoli, ora cerchiamo di metterci il cervello. Samsung fortunatamente è uno dei produttori che più di tutti usa il cervello: abbiamo visto in questi ultimi mesi vari flagship cinesi adottare lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 oltre a tante altre belle specifiche che sulla carta sembrano molto invitanti, ma che continuano ad offrire a chi li compra esperienze frustranti a causa dei numerosi bug, di funzionalità mal realizzate, interfacce poco curate oltre a una generale sciatteria nel gestire gli aggiornamenti di sicurezza. Tutto si può dire di Samsung, tranne che non abbiano capito che il cliente non acquista un prodotto per la scheda tecnica, ma per la soddisfazione che ne ottiene.

Samsung però non può permettersi di abbandonare Android, soprattutto per la compatibilità con le applicazioni di terze parti, e deve fare i conti con tutti i limiti di un sistema operativo che per forza di cose deve girare su una quantità enorme di dispositivi diversi. Ma è anche uno dei produttori che più di tutti ha modificato il sistema di Google sulla base delle sue esigenze, realizzando quello che a tutti gli effetti è uno dei sistemi operativi per smartphone più completi e sicuri sul mercato, e che in ottica di integrazione ed ecosistema ha davvero poco da invidiare, per usare le parole dell’ex CEO di Intel Pat Gelsinger, a “quell’azienda lifestyle di Cupertino” (Apple n.d.r.).

Se c’è quindi un produttore di smartphone Android che ha le carte in regola per usare bene le prestazioni dei chip di ultima generazione, questo è proprio Samsung. Al di là della quisquilia della Galaxy AI, che di fatto è quasi esclusivamente una scorciatoia per servizi cloud di Google accessibili anche in altri modi, su cui stenderei un velo pietoso nell’attesa che la discussione sull’IA torni ad essere affrontata in modo serio, c’è un altro aspetto che dobbiamo considerare, cioè le applicazioni di terze parti, che del resto sono quelle che dovrebbero trarre i maggiori benefici dai salti prestazionali. Eppure, sappiamo tutti quanto l’ecosistema Android sia carente in fatto di applicazioni potenti e ottimizzate: gli sviluppatori di app complete e a pagamento ci stanno dicendo da anni che rimangono su iOS perché sanno che la loro applicazione su Android verrebbe piratata al punto da rendere insostenibili i costi di sviluppo.

Abbiamo così il paradosso di un hardware sempre più potente, ma poco sfruttato. Pensiamo alla categoria dei giochi mobile: da anni viviamo con la promessa di titoli tripla AAA, con tanto di ray tracing e mesh shading, anche su smartphone, tuttavia se ne sono visti pochissimi, anche sull’iPhone e nonostante tutti gli sforzi fatti da Apple per convincere le case produttrici. Samsung ci aveva provato ancora prima, con l’introduzione della prima GPU ARM realizzata in collaborazione con AMD utilizzando una variante mobile dell’architettura RDNA, ma fu un flop. Ora anche lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 supporta il ray tracing accelerato hardware, e altrettanto farà l’imminente Exynos 2600, che peraltro avrà la prima GPU progettata in autonomia da Samsung, ma sarà difficile vedere una diffusione di giochi che lo supportino nel breve termine, perché gli sviluppatori, se vogliono mantenere una platea ampia devono pensare al gioco in modo da farlo girare bene anche su hardware di fascia bassa.

Con SoC che sui modelli flagship sono diventati quasi sovrabbondanti per la maggior parte delle persone, servirà sempre di più un supporto serio da parte di chi realizza le applicazioni, che sono il vero valore aggiunto di qualsiasi piattaforma; altrimenti il rischio concreto è che si continui a progettare e produrre chip sempre più avanzati per sprecarne le infinite possibilità con software male ottimizzato e sempre più pesante che, alla fine, fa sempre meno cose.

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