Questione di equilibrio

Produzione di contenuti su Internet

Se scrivete per lavoro forse avrete in mente la difficoltà nel trovare idee per i contenuti: non perché non ne abbiate, presumo, ma perché è davvero complicato trovare idee che valga la pena sviluppare, e soprattutto che portino alla produzione di un contenuto che non interessi solo a voi, ma anche a chi lo legge.

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Troppo rumore, troppi contenuti inutili. E ci metto in mezzo anche i miei, con la consapevolezza che produrre qualcosa che restituisca veramente valore a chi legge è una sfida assai ardua. Scriviamo roba inutile per lavoro, con secondi fini, perché dobbiamo arrivare a un risultato. Manca valore per chi legge, che si trova sommerso da fiumi di parole, che potrebbero essere condensate in poche frasi, ma che necessitano di essere diluite per dare forma a un contenuto. Ma questo non è rispettoso nei confronti delle persone che fruiscono, perché annoiare o far sprecare tempo alle persone non è né etico né accettabile, oltre che essere controproducente dal punto di vista sociale. Se è solo un modo per fare soldi, non va bene.

Il punto è trovare l’equilibrio tra soddisfazione di chi fruisce e compenso di chi produce. È giusto, oltre che necessario, che chi realizza contenuti sia remunerato per il suo lavoro; si tratta della condicio sine qua non per poter procedere lungo un percorso di crescita e di ricerca, perché per poter dedicare tanto tempo a un lavoro bisogna almeno trovare il modo di viverci, con quello sforzo. Questo, naturalmente, se vogliamo diventare dei professionisti; l’alternativa è rimanere dei dilettanti. Dall’altro lato, è giusto che chi fruisce riceva un contenuto che gli lasci qualcosa, che lo arricchisca in qualche modo. Anche questa è una condicio sine qua non, perché per dedicare del tempo alla fruizione di un contenuto è necessario trovarci qualcosa di valore, altrimenti è solo tempo perso. Ecco che se queste due condizioni vengono soddisfatte, allora il patto diventa sano e trasparente, e porta vantaggi ad entrambe le parti.

Ma se siamo persone vuote, senza esperienze e senza pensiero, non potremo mai creare contenuti di valore; potremo solo produrre schifezze, e l’IA lo sa fare molto meglio perché ha accesso a molte più conoscenze da rielaborare di quante ne potrà mai avere una persona in carne e ossa. Ma l’IA non potrà mai avere le esperienze reali e di vita di una persona umana. Per avere qualcosa interessante e di valore da comunicare, dobbiamo avere esperienze che gli altri non hanno, oltre a saperle comunicare bene. L’IA può aiutarci a comunicare meglio, ma non ad avere esperienze uniche, di valore, formative e che valga la pena ascoltare e leggere. Come giustamente scrive Riccardo Scandellari in una recente newsletter: “[…] ciò che un tempo era raro – l'informazione – ora è una banale commodity. E proprio per questo, paradossalmente, il momento migliore per emergere è adesso, riservato a chi sa utilizzare gli stessi strumenti in modo diverso, a chi sa parlare con una voce propria”. Insomma, quello che conta al giorno d’oggi, per Scandellari, è la capacità di distinguersi. E in effetti, se chi fruisce di Internet è sommerso da informazione che non riuscirà mai a gestire, e che è progettata sia nella forma che negli algoritmi per attirare l’attenzione e monetizzarla, dove possono trovare veramente valore le persone se non nei contenuti originali e autentici?

Giorgio Taverniti, uno dei massimi esperti di Internet in Italia, intervenendo in un TED a fine 2023, fa notare che ultimamente con Internet, che come molte altre tecnologie era stato sviluppato sognando un mondo migliore, stiamo mettendo le distanze, e non riusciamo più ad approfondire nessun argomento: questo perché, secondo Taverniti, Internet ha modificato la percezione del tempo, e nonostante tutte le possibilità che ci offre, oggi abbiamo la sensazione di non averne più, di tempo. Eppure, fa notare, gli algoritmi e le piattaforme non sono Internet; Internet siamo noi, e sta a noi iniziare a usarlo in modo responsabile.

Responsabilità, quella invocata da Taverniti, che non deve partire solo da chi fruisce di Internet, ma anche da chi, attraverso i propri contenuti, contribuisce a dargli forma. Noi, con i nostri contenuti, abbiamo il potere di decidere in quale direzione andrà la più grande rete del mondo. E, lo sappiamo, da un grande potere derivano grandi responsabilità.

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