L’IA e i media nel settore tech: una convivenza difficile
Due parole sul mio settore.
Da quando nel mio settore, quello della tecnologia, non si parla d’altro che di intelligenza artificiale, e ogni nuovo annuncio, che riguardi l’hardware o il software, deve per forza di cose includere l’IA nella narrazione, anche se poi magari non c’entrerebbe nulla, sembra che ci sia stata una perdita di interesse per gli argomenti “tech” non solo da parte del grande pubblico, ma anche da parte degli addetti ai lavori che curano i contenuti a tema tecnologico sul web. O perlomeno questa è la mia percezione.
Una percezione però corroborata dalla narrazione che leggo e sento sempre più frequentemente sui temi di questo settore nei principali media che lo coprono: parlo di siti web, riviste online, canali YouTube e profili social gestiti da autori indipendenti, testate giornalistiche e aziende che controllano media di settore più commerciali. Sembra quasi che sempre più autori, youtuber e giornalisti abbiano preso a noia gli argomenti di cui parlano, e che molti siano arrivati a produrre contenuti critici o scettici sulle novità. Fatto ancora più curioso, non si tratta solo di figure storiche, che potrebbero essere condizionate da una lunga carriera o dall’età, ma anche di content creator giovani.
Mi rendo conto che si tratta di un’opinione molto soggettiva, che certamente non riguarda tutti gli attori, e che è molto sottile. Eppure non riesco a togliermi dalla testa l’idea che molti “addetti ai lavori”, che poi sono anche storici appassionati di tecnologia, spesso dei veri e propri nerd, stiano andando avanti per inerzia, e abbiano perso parte della motivazione che li aveva spinti a iniziare la loro avventura.
Sono anche convinto che abbia giocato un ruolo cruciale in tutto questo la pressione che le aziende hanno fatto su chi crea contenuti affinché si parlasse di intelligenza artificiale. Guardandosi indietro, è evidente a tutti che si è trattato di uno dei più grandi errori di comunicazione fatti dalle aziende tecnologiche nella storia recente, tanto che oggi molte aziende che non hanno l’IA come unico core business stanno facendo un passo indietro su questo fronte. Una tra tutti è nientemeno che Microsoft, la quale, messa alle strette dalla concorrenza e dagli utenti, sta cercando in fretta e furia di rendere meno pervasiva l’integrazione del suo assistente IA all’interno di Windows, rendendo allo stesso tempo il sistema operativo più curato sia sotto il profilo estetico che tecnico.
Ora però ci troviamo in una situazione in cui tutti hanno investito cifre altissime sullo sviluppo e sull’integrazione dell’IA, e in qualche modo questi investimenti andranno ripagati. Beninteso, è evidente che l’IA è, e sarà sempre di più, una rivoluzione tecnologica e sociale, ma è altrettanto evidente che chi si aspettava di salire su questo treno investendo cifre cospicue e attendendosi risultati immediati, ha fatto qualche errore di valutazione. Intanto però il risultato è che chi realizza contenuti sul tema della tecnologia spesso non ne può più di parlare di IA.
Non credo a ogni modo che la questione dell’IA sia la sola responsabile della demotivazione di chi realizza contenuti sul web. Un altro fattore determinante è sicuramente l’appiattimento riscontrabile nella tecnologia consumer: i dispositivi sono tutti sempre più uguali gli uni agli altri, e l’innovazione è stagnante. O meglio, l’innovazione si è spostata verso il software, in particolare l’intelligenza artificiale, e verso il cloud, con l’HPC (high performance computing) e i server AI che concentrano su di sé il grosso degli sforzi e degli investimenti, lasciando il lato consumer procedere più lentamente, con i prodotti che ormai sono sempre più delle commodity. Ma nei media specializzati in ambito tecnologico è proprio la tecnologia consumer ad attirare l’interesse di chi poi fruisce dei contenuti, e un appiattimento su questo lato non può che avere ricadute negative per chi fa comunicazione specializzata, che in qualche modo deve pur vivere: c’è chi realizza un discreto successo rivolgendo la propria comunicazione ai professionisti e agli addetti ai lavori, ma non sarà mai un’audience abbastanza ampia da supportare tutto quel mondo di giornalisti, blogger e content creator che oggi parlano principalmente della tecnologia consumer.
Ecco allora che molti si stanno reinventando: se una redazione è più lenta a cambiare, perché deve tenere in considerazione molti elementi, tra cui le relazioni commerciali con i partner, sono sempre più i creatori di contenuti indipendenti che stanno affiancando progetti e contenuti originali alla produzione più classica come modo per fidelizzare l’audience, ottenere stima e farsi riconoscere. Insomma, non basta più il commento alla notizia o la recensione del computer per rimanere rilevanti: bisogna realizzare qualcosa di proprio.
Molti a questo punto si saranno chiesti come sia possibile che persone che hanno passato una vita intera a parlare di innovazione tecnologica, improvvisamente siano diventate critiche verso una tecnologia nuova e rivoluzionaria e abbiano subito un calo di motivazione. Non ho una risposta a questa domanda: forse questa volta il salto è stato troppo rapido da digerire anche per chi di queste cose è appassionato e ci vive da una vita. O magari le voci del settore sono ormai presenti da troppo tempo e fanno fatica, pensa che ironia, ad adattarsi alla tecnologia che cambia e si evolve, anche se questa ipotesi non spiega perché lo scetticismo verso l’IA riguardi anche i giovani. O forse è semplicemente più divertente mettere le mani sui prodotti che testare sistemi basati sull’intelligenza artificiale, che per la loro natura intangibile non avranno mai quel sapore di “giocattolo nuovo” che hanno invece i prodotti tangibili.
Sia come sia, è evidente che oggi più che mai è necessario riportare entusiasmo e fiducia per la tecnologia: sempre con spirito critico, certo, ma con mente aperta e libera da ansie e pregiudizi, altrimenti il rischio di finire per subire l’innovazione anziché trarne beneficio diventa reale. E come sempre, il ruolo di chi fa informazione sarà cruciale.

