Ho un telefonino, mi serve un computer (Android)
L’imminente arrivo sul mercato PC dei computer con a bordo Android, insieme al MacBook economico di Apple, rischia di provocare un vero e proprio terremoto. Microsoft, che, forte del suo monopolio, pensava di essere inscalfibile, ora dovrà correre velocemente ai ripari.
Se al CES 2026 vi aspettavate di vedere presentati i nuovi laptop con Android a bordo, probabilmente sarete rimasti delusi. Niente annunci a sorpresa quindi da parte di Google, anche se in effetti c’era da aspettarselo, visto che l’azienda di Mountain View non è mai stata esattamente uno dei principali partecipanti della fiera di Las Vegas. Ciò non toglie tuttavia che quasi certamente vedremo proprio nel 2026 l’arrivo sul mercato dei primi PC con Android.
I dettagli non sono noti, né sulle tempistiche, anche se erano uscite delle indiscrezioni che parlavano di una finestra nella prima metà dell’anno, né su come effettivamente verrà portata questa grande novità ai consumatori finali, considerato anche che Google ha già una rilevante quota di mercato nella fascia entry level, soprattutto negli Stati Uniti e nel settore education, grazie al successo dei Chromebook. Ed è proprio su questo punto che si concentra la maggiore confusione: non è chiaro infatti se ci sarà una convergenza tra ChromeOS e Android, in modo da mantenere una certa continuità con un brand già avviato da anni, oppure se ci sarà un taglio netto, con Android che affiancherà ChromeOS per un periodo per poi sostituirlo completamente quando i tempi saranno maturi.
Quel che è certo è che un lancio del genere è in grado di dare una scossa notevole al mercato, e se pensiamo ai rumor che danno ormai per certo l’arrivo di un MacBook “low cost” nel primo trimestre 2026, quello che rischia di venirne fuori è un vero e proprio terremoto, con Apple che vuole prendersi buona parte degli acquisti dei milioni di persone che hanno già un iPhone in tasca e Google che non vuole certo mancare alla festa e ha deciso di autoinvitarsi per prendersi la fetta di consumatori che ha già uno smartphone Android.
È chiaro a questo punto che se Apple e Google riusciranno nel loro intento, a farne le spese non potrà essere altro che l’ecosistema Windows, che, se a livello aziendale e business non ha nulla da temere, sul fronte consumer potrebbe perdere rilevanti quote di mercato. D’alta parte, se guardiamo ai dati di vendita sul mercato retail, vediamo che negli Stati Uniti (ma la situazione non è molto diversa in Italia) le quote di PC Windows, se escludiamo nicchie come il gaming o altri usi professionali al di fuori delle aziende, si concentrano nella fascia tra i 500 e gli 800 dollari: sopra si vendono quasi solo Macbook, sotto ad avere la meglio sono i Chromebook. Insomma, Microsoft, il cui dominio un tempo sembrava dovesse rimanere eterno, oggi nell’ambito consumer inizia a vacillare di fronte a competitor che un tempo non esistevano.
Ecco, ma come siamo arrivati a questo punto? Possibile che dopo aver usato Windows per una vita, milioni di persone nei prossimi mesi e anni possano veramente prendere in considerazione un Mac o un PC con Android? Beh, se oggi la situazione è questa, non dipende da una sola causa, ma da una serie di motivi che ora vediamo.
La prima causa forse è quella che più sconvolgerà gli appassionati storici: oggi milioni di persone non hanno un computer. Sembra un dato banale, ma le implicazioni sono profonde: l’avvento dei dispositivi mobili ha per un certo periodo fatto sì che sempre più persone, anche giovani, abbiano rinunciato ad avere un PC a casa e ora molti potenziali consumatori interessati stanno comprando un computer per la prima volta, oppure stanno cambiando macchine così datate che probabilmente neanche ricordano l’ultima volta in cui le hanno usate. Ora queste persone devono fare una scelta ragionata, e se non hanno legami con Windows e l’ecosistema Microsoft, è più probabile che scelgano di mantenere la continuità con lo smartphone che hanno già in tasca.
Già, so che dirà qualcuno, ma è difficile che un potenziale acquirente, anche se non ha ancora un computer, scelga una piattaforma fuori dal mainstream. In realtà, e qui arriviamo alla seconda causa, la necessità di applicazioni specifiche su piattaforma desktop, in ambito consumer è un fattore sempre più irrilevante. Se storicamente l’ecosistema di software di terze parti aveva un ruolo fondamentale nel mercato PC e nelle scelte dei consumatori, oggi questo è vero solo in ambito professionale e business: le persone che usano il computer a casa per studio e svago tendono ormai a fare tutto con il browser o con le web app, e non sentono più il bisogno di scegliere Windows per trovare applicazioni familiari come poteva accadere un tempo. Anzi, c’è di più: se guardiamo a come è messo oggi l’ecosistema di app per Windows, ci accorgiamo che al di fuori di applicazioni professionali o aziendali, che comunque non interessano ai consumatori, siamo davanti a un ecosistema fermo e con pochi investimenti. Gli sviluppatori di app consumer hanno già iniziato da un po’ ad abbandonare Windows in favore, guarda caso, di soluzioni basate su tecnologie web o di applicazioni per OS mobile, e, pensa un po’, in favore di macOS, che, soprattutto nel Mac App Store, dispone di un catalogo di applicazioni semplici e ben curate pensate proprio per gli utenti consumer. Una differenza enorme se facciamo un confronto con lo store di Microsoft, che nonostante tutti gli sforzi, compreso quello, fallito, di portare tramite emulazione le app Android su Windows nel 2021, continua a soffrire di una grave penuria di applicazioni valide, ben fatte e soprattutto user friendly. Se gli utenti si trovassero davanti all’opportunità di acquistare un computer che ha tutte le applicazioni che usano già sul loro smartphone, prenderebbero ancora in considerazione Windows?
Se almeno Windows fosse amato dagli utenti, le cose sarebbero già diverse. Invece, il sistema di Redmond, soprattutto dal lancio di Windows 11, è finito in una spirale di cattiva reputazione che sembra non avere fine. Terza causa. Del resto, se dai alle persone un sistema invasivo, che prova continuamente a venderti servizi aggiuntivi, ti riempie di notifiche, raccoglie e invia a Microsoft i tuoi dati per usarli e rivenderli nonostante sia un prodotto a pagamento, e continua a peggiorare in fatto di bug, stabilità e consumo eccessivo di risorse, non ti puoi aspettare un caloroso ringraziamento dai tuoi clienti. Finché un’azienda ha una posizione di monopolio può permettersi comportamenti del genere, ma quando il monopolio inizia a venire meno la situazione diventa più complicata. E Microsoft, come scrivevo in un mio precedente articolo, oggi più che mai ha bisogno di riconquistare la fiducia degli utenti, i quali, altrimenti, quando avranno l’opportunità, potrebbero anche pensare di passare a una piattaforma concorrente. Sì, persino gli utenti di vecchia data.
E come ha pensato allora Microsoft in questi ultimi anni di fidelizzare i propri utenti? Cercando di convincerli di aver bisogno di funzioni IA integrate nel loro sistema operativo a livello di sistema (leggi Copilot), e dichiarando di non veder l’ora di mostrare alle persone l’evoluzione agentica di Windows. Quarta causa. Tutto questo non ha fatto altro che irritare ulteriormente le persone, che vorrebbero prima di tutto un sistema funzionale e funzionate, e poi qualche funzione IA giusto se avanza tempo. Anche perché, se guardiamo a come oggi gli utenti consumer interagiscono con l’IA, è evidente la preferenza per soluzioni accessibili via web, come Gemini e ChatGPT, giusto per citare quelli più diffusi tra il pubblico di massa. E in effetti, che l’IA integrata a livello di sistema non susciti poi così tanto interesse era evidente a tutti fin dall’inizio, eppure le aziende del settore tech sembra che stiano iniziando ad accorgersene sono adesso. Emblematico è per esempio il caso di Dell, che in occasione del CES 2026 ha deciso di non puntare sull’IA come argomento di marketing, giustificando la decisione affermando che si sono resi conto che i consumatori prendono le decisioni di acquisto basandosi su elementi tradizionali come prestazioni, autonomia e prezzo. Viva la scoperta dell’acqua calda.
Ok, ma cosa significa tutto questo per Windows? Il sistema operativo desktop più diffuso al mondo da oltre tre decenni rischia forse di venire dimenticato? Ovviamente no. Come c’era chi riteneva che il tablet avrebbe ucciso il PC tradizionale, ci sarà sicuramente anche chi dirà che Windows è destinato a morire. La verità è però che Windows è ancora impossibile da sostituire in ambito aziendale e professionale, vale a dire i settori dove oggi si concentra la maggior parte delle vendite di personal computer. E, a dirla tutta, anche in ambito consumer è difficile che Windows venga soppiantato da Android o da macOS. Tuttavia, è probabile che nei prossimi anni vedremo ridursi le quote di Windows nelle vendite ai consumatori finali, a vantaggio di Google e di Apple, che sembrano avere pronta la soluzione giusta al momento giusto per rosicchiare un po’ di quote di mercato a Microsoft e, soprattutto, per conquistarsi un po’ di fiducia delle persone che la casa di Redmond non è ancora stata in grado di riprendersi.

