Il Galaxy XR di Samsung è il futuro, ma le reazioni sono tiepide
Samsung ha presentato da pochi giorni Galaxy XR, il primo dispositivo al mondo con piattaforma Android XR. Si tratta di un evento storico al pari dell’introduzione del primo smartphone Android, eppure le reazioni del pubblico e dei media sono state tiepide, probabilmente a causa dei limiti iniziali della piattaforma, che hanno oscurato il potenziale nel lungo termine.
Samsung ha presentato da meno di una settimana la sua visione di come dovrebbe essere implementata la realtà mista in un visore con un evento dal vivo durante il quale sono state mostrate al pubblico delle bellissime demo eseguite in tempo reale, che ci fanno capire quali siano le reali potenzialità – e i limiti – di un prodotto rivoluzionario, ma che ha ancora molta strada da fare per diventare un oggetto di largo consumo.
Il Galaxy XR non è il primo e non sarà l’ultimo dispositivo della categoria, ma rappresenta un punto di svolta per il settore, perché è il primo dotato della piattaforma Android XR, spinta da un SoC specifico di Qualcomm per questo tipo di form factor, chiamato Snapdragon XR2+ Gen 2.
Siamo davanti ad un evento storico al pari del lancio del primo telefono Android, eppure sembra che l’interesse del pubblico e della stampa per l’argomento sia ancora molto scarso. Del resto abbiamo visto più volte in passato come questa tecnologia non sia in grado di sollevare più di tanto gli entusiasmi, a partire dai visori di Meta, che ormai sono relegati quasi esclusivamente all’ambito del gaming, forti anche di un prezzo accessibile ai più, arrivando al Vision Pro di Apple, presentato come il prossimo capitolo della storia dell’informatica e finito in una bolla di sapone.
Come si spiega allora questo scarso interesse? Partiamo dal fatto che il lancio del nuovo visore Samsung, così come le alternative di Meta e di Apple, non è stato completamente ignorato dai media, ma è stato considerato al pari di qualsiasi altro annuncio di un prodotto tecnologico dei giorni nostri, sebbene sia un vero e proprio “game changer” per il futuro dell’informatica. Ebbene, ci sono a mio avviso due ragioni principali per questa situazione: la prima è il fatto che la gran parte delle persone, anche chi crea contenuti sulla tecnologia per lavoro, non ha mai provato la realtà virtuale o mista, e di conseguenza non si rende conto di cosa voglia dire avere tra le mani (o sul volto!) un prodotto di questo tipo, che con le applicazioni giuste e i contenuti giusti rappresenta una rivoluzione copernicana al pari dell’introduzione delle interfacce grafiche avvenuta il secolo scorso. La seconda ragione, questa più preoccupante, è la generale anestetizzazione che personalmente vedo nel mondo della tecnologia e, in particolare, nel mio settore, cioè chi crea contenuti sul mondo tech. Se fino a qualche anno fa la gran parte delle innovazioni veniva accolta generalmente con grande entusiasmo, oggi sembra che ci sia, anche tra gli addetti ai lavori che dovrebbero comunicare con il pubblico, una generale indifferenza verso il nuovo. Sarà perché anni di miglioramenti incrementali dei prodotti e peggioramento delle esperienze software hanno fatto perdere la passione a molti, o perché viviamo in un mondo così rumoroso che la vera innovazione non viene notata; quel che è certo è che assistiamo a una chiusura insolita da parte di chi invece dovrebbe essere già un passo avanti a tutti gli altri. O forse semplicemente una generazione di tecno entusiasti sbarcata sul web parlando di smartphone e computer non è stata in grado di stare al passo, e non ha accettato che la tecnologia sia profondamente cambiata, ed evoluta, rispetto a quando una fotocamera in più o una nuova scocca erano gli eventi su cui spendere fiumi di inchiostro.
Ecco allora che in questo clima le persone che hanno parlato del Galaxy XR negli ultimi giorni, così come accadde a suo tempo per il Vision Pro di Apple, hanno guardato al dito e non alla Luna. Hanno bocciato il prodotto facendo notare che il prezzo è troppo alto, che le applicazioni in grado di sfruttarlo sono troppo poche, che la batteria dura poco, che non ci sono contenuti tridimensionali di cui godere. Tutte osservazioni vere e sacrosante, ma che vanno inserite nel contesto del lancio di una nuova piattaforma che per sua natura richiederà anni per ingranare. E allora, estendendo lo sguardo a una visione a lungo termine, ci rendiamo conto che questa tecnologia, unita alla potenza dell’IA, è qualcosa di incredibile e che ha veramente il potenziale per cambiare il modo in cui miliardi di esseri umani interagiscono con la tecnologia, nel bene e nel male. Le demo di Samsung sono rivelatrici da questo punto di vista, e per questo consiglio a tutti di andare a vedere il keynote di presentazione, che lascio qui sotto.

