La fine del supporto a Windows 10 fa crescere Apple nel Q3 2025: Windows vs macOS è sempre più irrilevante
Con la fine del supporto a Windows 10, milioni di macchine sono state tagliate fuori dagli aggiornamenti e stanno venendo sostituite. La conseguente crescita delle spedizioni ha un apparente intruso tra i beneficiari: Apple. Ma il modo in cui oggi le persone usano i computer giustifica l’apparente contraddizione.
Da diversi mesi il web è invaso dai commenti, perlopiù negativi, sulla decisione di Microsoft di tagliare definitivamente il supporto a Windows 10, che ha smesso di ricevere aggiornamenti a partire da questo mese. Questo infatti non è il classico “fine vita” di una versione di Windows, come ne abbiamo già visti in passato: sebbene Windows 10 sia stato effettivamente lanciato sul mercato ben dieci anni fa, si stima che appena prima della deadline ci fossero circa 400 milioni di computer nel mondo che ancora facevano uso del vecchio sistema operativo. Già questo sarebbe sufficiente a rendere difficoltosa la tappa della fine del supporto, se non si aggiungesse il fatto che molti di questi computer non sono aggiornabili perché non soddisfano i requisiti minimi di sistema imposti da Microsoft per Windows 11, che comprendono la necessità di un modulo TPM 2.0. Un bel pasticcio, perché la maggior parte dei computer venduti prima del 2018 ne è priva, e questi computer, perfettamente funzionanti, finiranno probabilmente in discarica, o, peggio, verranno usati privi di aggiornamenti, con rischi enormi per la sicurezza.
Con tutte queste macchine da sostituire, non c’è quindi da stupirsi leggendo i dati di Counterpoint Research di Ottobre 2025 relativi al mercato dei personal computer, che mostrano come le spedizioni siano visibilmente cresciute rispetto all’anno precedente. Quello che in parte stupisce è invece trovare trai i maggiori beneficiari Apple, che guadagna un buon +15%, non proprio il primo nome che viene in mente quando si parla di sostituire milioni di PC Windows. Non sappiamo quanto di questo incremento di Apple sia fisiologico e quanto riconducibile alla sostituzione dei “vecchi” PC con Windows 10, ma le analisi portano a ritenere che ci sia una correlazione.
Ma come è possibile che milioni di persone e organizzazioni abbiano deciso di sostituire una macchina Windows con un Mac? Ecco allora che arriviamo al punto cruciale della questione: oggi sempre più frequentemente scegliere l’uno o l’altro sistema operativo è totalmente indifferente; molte persone ormai fanno un uso del personal computer che quasi esclusivamente si limita al browser e a poche altre applicazioni, come la suite Microsoft 365. Insomma, se non fosse per il timore di non poter usare l’occasionale programma, la maggior parte di chi si approccia oggi all’acquisto di un PC, potrebbe tranquillamente affidarsi a un Chromebook, e non sentire più di tanto la mancanza di un sistema operativo completo. Di fatto, se un tempo cambiare sistema operativo significava essere costretti a “reimparare”, in un certo senso, a usare il computer e i relativi programmi, oggi questo non è più un problema per la stragrande maggioranza degli utenti, che si limita all’uso delle web app, identiche a prescindere dal sistema operativo usato.
In questo contesto è assolutamente comprensibile che Apple sia riuscita a crescere alla pari di chi produce macchine Windows, forte di un elemento che cinque anni fa non aveva: sto ovviamente parlando dei chip Apple Silicon per Mac, che hanno reso soprattutto i MacBook decisamente competitivi nel rapporto qualità/prezzo/prestazioni rispetto alle alternative Windows.

