Il nostro prossimo computer potrebbe avere 8 GB di RAM

Dell XPS 13 con 8 gb di ram

Con i prezzi delle memorie che sono saliti nella stratosfera, sarà sempre più comune trovare notebook attorno ai 1.000 euro con soli 8 gb di ram, un quantitativo che la scarsa ottimizzazione software ha reso negli anni del tutto insufficiente, se non per usi molto limitati. Ora Microsoft, per non perdere vendite e quote di mercato, sta cercando di rendere Windows più snello per girare bene anche con soli 8 gb di ram, ma se le applicazioni resteranno avide di risorse questo sforzo rischia di servire a poco. Riusciranno Microsoft e i produttori a convincere le persone a comprare un notebook, non certo economico, con così poca memoria di sistema?

Se avete letto questo sito fin dall’inizio, ricorderete probabilmente che in uno dei primi articoli pubblicati, che se vorrete potrete rileggere, parlavo della questione del software che, come un gas, si espande per occupare tutto lo spazio disponibile in un contenitore. In quel caso la preoccupazione che affrontavo nel pezzo era legata alla fine della legge di Moore, che ci costringerà sempre più a scrivere software efficiente e ottimizzato per poter continuare ad aumentare le prestazioni.

Sono passati quasi tre anni da quella volta, e mai allora avrei pensato che il problema della fine della legge di Moore, che pure non è spartito, potesse diventare totalmente irrilevante rispetto a uno ben più contingente, che riguarda la scarsità di memoria sul mercato globale, dovuta alla enorme domanda da parte delle società che stanno costruendo data center per l’IA, con conseguente impennata dei prezzi.

Un problema la cui soluzione pare ancora lontana: gli analisti prevedono infatti un ulteriore peggioramento della situazione il prossimo anno, seguito da un lieve allentamento della crisi nel 2028, con un rientro alla normalità verso il 2030, pur senza tornare ai prezzi del 2025, frutto di una situazione particolare in cui pochi clienti importanti hanno forzato la mano, facendo crollare i prezzi globali delle memorie.

Insomma, i tempi in cui con relativamente poca spesa si poteva portare a casa un kit da 32 GB di RAM (o un computer con quella quantità installata) sembrano lontani e destinati a non ritornare per molto tempo, lasciando i consumatori finali davanti a una scelta scomoda: spendere molto di più per avere lo stesso hardware di prima, oppure spendere la stessa cifra per avere molto di meno?

Prima di rispondere alla domanda, dobbiamo però riprendere una considerazione già fatta da molti, che peraltro avevo sviluppato anche io nell’articolo in cui parlavo degli 8 gb di ram installati sul MacBook Neo, che vale la pena rileggere per comprendere meglio quanto discusso in seguito. Quello che si diceva all’epoca, e che è valido anche oggi, è che sebbene sia fisiologico un aumento nel tempo dei requisiti, in termini di specifiche, per usare il computer, è anche vero che ultimamente a questo aumento non è corrisposto un vantaggio per l’utente, che si trova a fare le stesse cose di sempre, e in molti casi anche meno, visto che l’elaborazione si sta spostando sempre di più verso il cloud, vedendo nonostante tutto aumentare il consumo di risorse dl sistema operativo e delle applicazioni senza ottenere benefici di alcun tipo. Benefici che sono andati certamente a Microsoft e alle software house che hanno tagliato i costi standardizzato i processi di sviluppo avvalendosi di tecnologie web cross-platform, ma non certo agli utenti, che si sono trovati a dover cambiare hardware, comprando configurazioni con processori potenti, e, soprattutto, tanta RAM, per poter continuare a lavorare in scioltezza, senza blocchi e rallentamenti.

Fino a quando i prezzi delle memorie erano ai minimi storici, questa situazione poteva anche essere tollerabile; ora che sono arrivati nella stratosfera, avere app esose di memoria ha un effetto reale e tangibile sul portafogli. Basta dare un’occhiata in giro per rendersi conto che un kit da 32 gb di ram ddr5 costa mediamente tra i 400 e 500 euro alla data odierna, e che se volessimo acquistare un notebook, categoria che sappiamo va di gran lunga per la maggiore, anche accontentandoci di un prodotto base, quindi con scocca in plastica, schermo lcd economico, processore datato etc., dovremo spendere in molti casi almeno 800 euro per avere una macchina con 16 gb di ram, mentre a 700 euro è ormai sempre più comune trovare prodotti con 8 gb di ram. Un quantitativo, 8 gb, che basta a malapena per svolgere attività di base con un paio di programmi aperti. È pertanto più che mai urgente cominciare a mettere mano al codice per renderlo più snello ed efficiente.

A dare il buon esempio per fortuna è arrivata Microsoft, che dopo aver preso ultimamente coscienza dell’insoddisfazione della sua base di utenti, si è messa quest’anno a lavorare sodo per rimettere le cose in sesto. Tanto che la scorsa settimana Pavan Davuluri, executive vice president della divisione Windows and Devices, ha parlato di come Microsoft stia lavorando per ridurre il consumo di memoria di Windows per migliorare l’esperienza degli utenti con il sistema operativo. Certo, oltre a Windows andrebbero ottimizzate anche tutte le app male ottimizzate, ma almeno abbiamo un inizio che fa ben sperare, anche perché se Microsoft fa passare il messaggio che tutto il codice su Windows deve essere nativo, è probabile che almeno le principali software house rispondano alla chiamata. Se non altro, proprio grazie all’IA, oggi ottimizzare il codice è molto più facile e veloce.

Anche perché l’interesse nell’industria non manca: se non si vuole che il mercato diventi completamente stagnante, o che Apple si prenda troppe quote di mercato con il suo MacBook Neo, bisogna trovare il modo di rendere appetibili, agli occhi dei consumatori, anche i notebook Windows con 8 gb di ram. Che stanno iniziando ad arrivare (pensiamo per esempio all’ottimo Dell XPS 13), anche grazie al contributo di Intel che ha rilasciato da poco i nuovi processori Core Series 3 “Wildcat Lake”, derivati dai flagship “Panther Lake”, ma che per avere successo devono poter contare su un software all’altezza di un compito non facile: convincere milioni di persone a comprare un portatile ben fatto nella fascia appena sotto i 1.000 euro con 8 gb di ram.

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