Samsung Galaxy S26 e iPhone 17e: quello che conta è l’esperienza
Nonostante il generale appiattimento del settore smartphone, i produttori cinesi hanno dimostrato che è ancora possibile portare innovazione e valore aggiunto. Eppure, i dati di mercato ci dicono che Apple e Samsung sono gli unici produttori in grado di vendere volumi elevati nella fascia premium, una apparente contraddizione. Le vere ragioni vanno dunque cercate su elementi che non sono l’hardware.
La bella stagione deve ancora arrivare, ma siamo già entrati nella fase degli annunci primaverili in ambito tech, con Samsung e Apple che hanno aperto le danze annunciando rispettivamente la famiglia flagship S26 e l’iPhone entry level.
In questo periodo storico, considerato un momento di appiattimento, omologazione e scarsa innovazione all’interno del mondo tech, l’arrivo quasi contemporaneo di questi nuovi modelli di smartphone fa ancora una volta discutere per le novità davvero minime rispetto a quelli dello scorso anno. E in effetti, se escludiamo il Privacy Display di S26 Ultra, di novità grosse non ce ne sono, solo piccoli ritocchi e miglioramenti qua e là. D’accordo, potremmo includere anche il nuovo chip Exynos 2600, ma questa è una novità che per ora interessa più a Samsung che agli utenti, viste le già ottime prestazioni del chip Snapdragon 8 Elite Gen 5. Non parliamo poi di iPhone 16e, dove davvero assistiamo a piccoli ritocchi hardware che difficilmente verranno notati.
Beninteso, anche i piccoli miglioramenti sono cosa buona: magari non si notano tanto da un anno all’altro, ma se sommati nel corso del tempo contribuiscono a rendere l’esperienza d’uso migliore e più confortevole. Se prendiamo uno smartphone flagship di cinque anni fa e lo confrontiamo con uno odierno, le differenze si notano, anche se in questo lasso di tempo non abbiamo fatto altro che lamentarci dell’assenza di innovazione.
Che questa strategia di portare piccoli miglioramenti di volta in volta sia funzionale, lo dimostra il fatto che Apple e Samsung sono da una vita gli unici produttori in grado di vendere quote rilevanti di smartphone nella fascia premium. Non saranno però certo i piccoli aggiornamenti incrementali a soddisfare gli appassionati di tecnologia, che anche in questi giorni si stanno chiedendo come sia possibile che aziende con risorse enormi come Apple e Samsung non siano ancora stati in grado di portare sul mercato delle feature che ultimamente sui telefoni cinesi, anche di fascia media, vengono date per scontate. Pensiamo per esempio alle batterie al silicio-carbonio, che stanno rivoluzionando le abitudini di milioni di persone, o al fatto che ormai è normale trovare telefoni che sono anche ottimi “cameraphone” sotto i 1000 euro, quando Samsung sul Galaxy S26 standard continua a montare sensori anacronistici e non ha minimamente pensato di aggiungere un teleobiettivo a periscopio, appannaggio del solo modello Ultra. Non scomodiamo poi Apple, che dorme completamente su questo aspetto, annunciando un telefono da 729 euro con una sola fotocamera grandangolare: d’accordo che con la fusion camera riesce ad ottenere un 2X con qualità molto vicina a quella ottica, ma qui a livello di flessibilità siamo rimasti al 2018; non ci siamo proprio. E vogliamo poi menzionare i cameraphone top di gamma come Oppo Find X9 Pro, o Xiaomi 17 Ultra? Anche in confronto a questi concorrenti, sembra che Samsung e Apple stiano rimanendo un pochino indietro.
Ma, nonostante tutto ciò, come scrivevo sopra, Samsung e Apple sono gli unici produttori a vendere bene nel segmento premium. Anzi, cosa ancora più interessante, visto che qualcuno potrebbe obiettare che Apple vincola gli utenti all’interno del proprio ecosistema, è il fatto che Samsung, pur vendendo smartphone Android, che quindi le persone potrebbero cambiare facilmente con un modello di un concorrente, riesce ad ottenere questi risultati con un approccio “alla Apple”.
Possibile allora che i consumatori siano così stupidi? È solo una questione di marketing? Oppure c’è qualcosa che alle masse interessa di più, che non sia la pura innovazione a livello hardware? Che il marketing giochi un ruolo fondamentale e che la maggioranza delle persone non sia in grado di compiere una scelta consapevole è fuori da ogni dubbio, tuttavia c’è dell’altro, e mi riferisco qui al software.
Come ho scritto diverse volte su questo sito, stiamo andando ormai da molto tempo verso una direzione in cui quello che conta veramente è l’esperienza utente complessiva. Le persone tendenzialmente vogliono uno smartphone bello da vedere e da tenere in mano, che funzioni bene, sia sicuro e gradevole da usare non solo a livello hardware, ma soprattutto a livello software. Ecco quindi che diventano fondamentali aspetti come la coerenza e raffinatezza dell’interfaccia, la sicurezza percepita dei propri dati, la facilità e immediatezza di utilizzo. Se poi tutto questo è condito da un po’ di moda e tendenza, certamente male non fa.
Un esempio perfetto lo troviamo nella qualità dell’integrazione dell’IA all’interno della One UI di Samsung: è tutto molto coerente e semplice da usare, e, soprattutto, l’IA non sembra una feature aggiunta su un sistema esistente, ma è ben integrata e di conseguenza non pone frizioni all’utente, che riuscirà a usarla quasi senza rendersene conto. È inutile avere mille strumenti, se poi le persone non li usano.
Insomma, è evidente che alle masse delle reali potenzialità del dispositivo interessa davvero poco. Quello che le persone vogliono, ad esclusione degli utenti appassionati e più esigenti, è un pacchetto completo che funzioni e non dia noie, perché è più importante un telefono che passa in secondo piano e non si fa notare di uno che ha qualità superiori in alcuni ambiti, ma che ogni tanto provoca qualche grattacapo. Grattacapo che per un utente esperto e consapevole è una sciocchezza risolvibile ad occhi chiusi, ma che per chi mastica poca tecnologia potrebbe diventare la ragione per prendere un iPhone o un Galaxy.

